27/12/2019
Love data
by Elisa Prete

Vorrei concludere quest’anno di news con delle parole chiave che credo riassumano in pieno i passi da seguire per una buona comunicazione.

È così che anche Italo Calvino, circa 30 anni fa trascorse i suoi giorni a scrivere 6 lezioni che avrebbe tenuto all’Università Harward in un ciclo di sei conferenze.

I temi erano: Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, la sesta non fu scritta e sarebbe stata coerenza.

Rileggendo questo piccolo testo si ha la fortuna di fare salti tra autori di ogni tempo e di ogni posto in un modo così dinamico ed armonioso che non si può non prendere appunti.

Esiste una leggerezza della pensosità, così come una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante ed opaca così come accade al fiorentino Guido Cavalcanti nel Decameron di Boccaccio che non accettava far baldoria ritenendola pesante. Per Calvino la leggerezza si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. La lezione termina con il racconto di Kafka, Il cavaliere del secchio, racconto profondo e significativo.

La velocità del fisico con la velocità della mente ci porta da Leopardi a Lucrezio per definire la rapidità che detta il tempo allo scrittore per cogliere una intuizione istantanea e trasferirla nei tempi giusti per travolgere ed emozionare il lettore. E ancora un racconto: tra le molte virtù di Chuang-Tzu c’era l’abilità nel disegno. Il re gli chiese il disegno di un granchio. Chuang-Tzu disse che aveva bisogno di 5 anni di tempo e di una villa con 12 servitori. Dopo 5 anni il disegno non era ancora cominciato così chiese altri 5 anni. Allo scadere dei 10 anni prese un pennello e in un istante fece un granchio, il più perfetto granchio che si fosse mai visto.

A proposito dell’esattezza Calvino ancora una volta riprende Leopardi che sosteneva che il linguaggio è tanto più poetico quanto più vago, impreciso. La parola vago porta con sé un’idea di movimento e mutevolezza, che s’associa in italiano tanto all’incerto e all’indefinito quanto alla grazia, alla piacevolezza. Per gustare l’indeterminato e il vago è necessario una attenzione estremamente precisa e meticolosa nella composizione di ogni immagine, nella definizione minuziosa dei dettagli, nella scelta degli oggetti, dell’illuminazione, dell’atmosfera, per raggiungere la vaghezza desiderata. E solo l’uomo più preciso che sa cogliere la sensazione può sottile con occhio, orecchio, mano pronti e sicure può raccontare al meglio il vago.

Quale esempio più della Divina Commedia di Dante è più calzante per chiarire il discorso sulla visibilità. È il ruolo dell’immaginazione nella Divina Commedia che Dante sta cercando di definire, e più precisamente la parte visuale della sua fantasia, precedente o contemporanea all’immaginazione verbale. Così Calvino prova a spiegarci come spesso prima di ogni comunicazione verbale esiste la formulazione di una immagine nelle nostre menti sia essa reale o fantastica.

La molteplicità ci viene sviscerata grazie a Gadda che provò per tutta la vita di rappresentare il mondo come un garbuglio, o groviglio, o gomitolo, di rappresentarlo senza attenuarne affatto l’inestricabile complessità, o per meglio dire la presenza simultanea degli elementi più eterogenei che concorrono a determinare ogni evento. Il libro finisce con una riflessione che vi riporto: chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, di informazioni, di letture, di immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili.

È con questa ultima osservazione che mi collego ad una illustratrice moderna Giorgia Lupi che con il suo libro Dear Data scritto insieme a Stefanie Posavec ci regala una serie di illustrazioni tutte da decifrare e ci farà innamorare dei dati, dei nostri dati, che ogni giorno inesorabilmente raccogliamo e perdiamo nello stesso momento.

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