04/01/2020
Sounds of silence
by Flavio Malacario

Uno sguardo intenso, una carezza inaspettata, un abbraccio caloroso, un semplice sorriso.
Quale suono la nostra mente immediatamente associa a queste forme di contatto? “Nessuno”, staremo forse pensando. In verità, il più fragile, il più immenso: il suono del silenzio.
Ne parlavano nel ’64 gli artisti Paul (Simon) e Art (Garfunkel). Le connessioni più profonde, le azioni più incisive, non necessitano di parole.  Nel lavoro come nella vita quotidiana.
Il silenzio dunque come base di ogni forma di empatia e di intelligenza: come quella di una commessa professionale che sa porgere l’abito giusto al primo sguardo; come quella di una stretta di mano; come quella delle parole opportunamente taciute. 
Perché non esisteranno mai spot sufficientemente fragorosi, prorompenti, convincenti, né Black friday così convenienti da poter sostituire l’immortale suono … del silenzio. Il suono del silenzio diventa magicamente il punto cruciale della comunicazione, delle relazioni e del rapporto di fiducia che si instaura. Forse è anche vero che oggi siamo abituati al silenzio del monitor o al rumore di tante parole scambiate sui social.

Dal testo della canzone:

E nella nuda luce vedevo
Diecimila persone, forse più
Persone che dicevano senza parlare
Persone che sentivano senza ascoltare

Persone che scrivevano canzoni che le voci non condivisero mai
E nessuno osava
Disturbare il suono del silenzio

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